Trappola otto: la danza incontrollata, ossessione e dipendenza

“…C’è una voce selvaggia che vive dentro tutti noi, una voce che sussurra: Resta qui abbastanza a lungo….resta qui abbastanza a lungo da far rinascere la speranza, da far cadere il tuo gelo terminale, da abbandonare le mezze verità e avanzare lentamente, intagliare e conquistare un passaggio, resta abbastanza a lungo per diventare forte, tentare la prova che funzionerà, resta qui abbastanza a lungo da arrivare alla finitura, non importa in quanto tempo o con quale stile….

Quando una donna non si rende conto della sua fame, che si tratti di pensiero negativo cronico, di rapporti insoddisfacenti, di situazioni incresciose, di droghe o di alcol è difficile liberarsi dalla loro presa….
Nella psiche selvaggia stanno i più fieri istinti della sopravvivenza. Ma se una donna non pratica regolarmente le sue libertà interiori ed esterne, la sottomissione, la passività e il tempo trascorso in cattività offuscano i doni innati della visione, della percezione, della fiducia e di tutto ciò di cui ha bisogno per farcela. La natura istintuale ci dice quando è tempo di dire basta. E’ prudente e volta a conservare la vita. Una donna non può rifarsi di un’esistenza di tradimenti e ferite con eccessi di piacere, rabbia o diniego. …
Talvolta è difficile comprendere che stiamo perdendo i nostri istinti, perché è un processo insidioso che non si realizza in un solo giorno ma in tempi lunghi. Inoltre, la perdita o lo smorzamento dell’istinto sono spesso ampiamente supportati dalla cultura circostante, e talvolta persino da altre donne che sopportano la perdita dell’istinto come un modo per riuscire a conquistare l’appartenenza a una cultura che non offre un habitat capace di nutrire la donna naturale. La dipendenza inizia quando una donna perde la sua vita fatta a mano e ricca di senso per fissarsi nel recupero di qualcosa che le assomigli, in qualsiasi modo…
Quasi tutte le donne sono state catturate almeno per un breve periodo, alcune per periodi interminabili. Alcune furono libere solamente in utero. Tutte perdono in quantità variabili l’istinto di sopravvivenza. In alcune è danneggiato l’istinto che porta a riconoscere le persone buone e quelle che non lo sono, e spesso la donna viene sviata. In altre, rallenta la capacità di reagire all’ingiustizia rendendole spesso martiri riluttanti, esposte alla rappresaglia. In altre ancora l’istinto alla fuga o alla lotta è indebolito, e diventano delle vittime. E l’elenco potrebbe continuare. Per contro, la donna che conserva la sua giusta mente selvaggia rifiuta la convenzione quando non arricchisce né è sensata.
L’abuso di sostanze nocive, (così come di situazioni nocive o ostinazioni in pensieri negativi e rapporti insoddisfacenti) è una trappola reale….La trappola sta nel fermarsi a prendere il buono cercando di chiudere gli occhi sul cattivo. E’ un errore: non può mai funzionare….
La Donna-Fera (selvaggia) non è abbastanza forte per portare per gli altri un archetipo senza spezzarsi. Una Donna-Fera è presumibilmente immersa in un processo di guarigione. Non chiediamo a una persona convalescente di trasportarci il pianoforte su per le scale. Una donna sulla via del ritorno deve avere il tempo di riprendere forza…

Quando la natura selvaggia è andata quasi completamente distrutta…la donna…non si sente né bene né male: semplicemente, non si sente.
Che cosa accade alle donne quando i loro vibranti colori psichici si mescolano tutti insieme? Che cosa succede quando mescolate scarlatto, zaffiro e topazio assieme? Gli artisti lo sanno. Quando si mescolano insieme colori vibranti, il risultato è il color fango, un fango sterile, incolore, stranamente morto, che non emette luce. Quando sulla tela c’è il fango, l’artista deve ricominciare tutto daccapo.
Ecco il momento difficile: fa sempre male troncare con la dipendenza dall’autodistruzione. Nessuno sa perché. Pensereste che la persona catturata dovrebbe sentirsi sollevata dopo aver svoltato l’angolo. Pensereste che si senta salvata al momento giusto, che tenda a rallegrarsi. E invece no: digrigna i denti e scopre di essere lei a fare quel rumore. Si sente sanguinare, sebbene non si veda neanche una goccia di sangue. Eppure questa sofferenza, questa separazione, questo “non avere un piede su cui poggiare”, per così dire, questo non avere una casa cui tornare, tutto ciò è quanto è assolutamente necessario per ricominciare daccapo, per tornare alla vita fatta a mano, modellata da noi giorno per giorno, con cura ed attenzione.
E’ doloroso separarsi dalle dipendenze. Ma l’essere separati di colpo dalla dipendenza è la nostra unica speranza. La separazione è una benedizione… Troveremo la nostra strada, guariremo e ricominceremo a correre e a saltare: quel giorno, la nostra vita fatta a mano sarà pronta. In questa scivoleremo e ci meraviglieremo della nostra fortuna di aver avuto un’altra occasione…”

Donne che corrono coi lupi – C.P.Estes