Il ritorno alla vita fatta a mano, guarigione degli istinti feriti

“Psichicamente, dopo essere sfuggiti alla carestia è bene fare una sosta in un luogo in cui riposarsi e ristabilirsi. Possono essere necessari un anno o due per curare le ferite, trovare una guida, applicare i medicamenti, considerare il futuro: in fondo, un tempo breve. La Donna-Fera è la donna che prende la via del ritorno. Sta imparando a svegliarsi, a concentrare l’attenzione, a smettere di essere ingenua, disinformata. Riprende la vita nelle sue mani, e per riaprrendere gli istinti femminili profondi deve comprendere come è avvenuto il -disarmo-.
Se dopo le ferite inferte alla vostra arte o alle vostre parole, al vostro stile di vita o ai vostri pensieri e alle vostre idee, vi siete avvolte in un maglione con tante maniche, è arrivato il momento di sbrogliare il viluppo e andare avanti. Al di là dei desideri, al di là dei metodi accuratamente ragionati di cui ci piace tanto parlare, c’è una semplice porta che attende di essere valicata… Varcatela dunque. Strisciando, se necessario. Smettete di far chiacchiere e di lasciarvi ossessionare. Fatelo e basta.
Non possiamo controllare coloro che ci mettono al mondo. Non possiamo influenzare il modo in cui ci educano, né costringere la cultura a diventare immediatamente ospitale. Ma la buona notizia è che, anche dopo una ferita, anche in stato -ferale- , perfino se già in stato di cattività, possiamo sempre riprenderci la vita.
Il piano psicologico per tornare a se stesse è il seguente: stare ancora più in guardia e perdersi gradualmente nel selvaggio, erigendo strutture etiche e protettive grazie alle quali avere degli strumenti per misurare l’eccesso. (Di solito siamo già molto sensibili al troppo poco)
Il ritorno alla psiche libera e selvaggia deve essere perseguito con coraggio, ma anche con prudenza.
… Il ritorno al selvaggio dalla cattività richiede un procedimento simile…
In senso simbolico, componiamo una mappa dei boschi in cui viviamo. Segnaliamo i luoghi in cui vivono i predatori e ne descriviamo il modus operandi. Si dice che ogni lupa conosca tutte le creature che vivono sul suo territorio per chilometri e chilometri all’intorno: è questa conoscenza che le consente di vivere il più liberamente possibile.
Riconquistare l’istinto perduto, guarire l’istinto ferito sono cose alla portata di tutte, poiché questo ritorna quando una donna presta grande attenzione ascoltando, guardando e sentendo il mondo circostante e poi agendo come vede agire gli altri, con efficienza, con efficacia, con tutta l’anima. La possibilità di osservare coloro che hanno gli istinti intatti è fondamentale per il recupero. Poi, ascoltare, guardare e agire in modo integrale diventa un modello che un suo ritmo, da praticare finchè non torna a essere automatico.
Se la nostra natura selvaggia è stata ferita, ci rifiutiamo di restare inermi ad aspettare la morte. Ci rifiutiamo di normalizzare la ferita. Convochiamo i nostri istinti e facciamo quel che dobbiamo fare. La Donna Selvaggia è per natura intensa e ricca di talenti. Ma, essendo rimasta separata dai suoi istinti, è anche ingenua, abituata alla violenza, pronta ad adattarsi all’esilio. Amanti, droghe, alcool, denaro, fama e potere non possono riparare il danno, mentre può farlo un graduale ritorno alla vita istintuale. Per questo la donna ha bisogno di una madre selvaggia -sufficientemente buona-. Indovinate chi è in attesa di essere questa madre? La Donna Selvaggia si sta chiedendo che cosa aspettate a stare realmente con lei, non qualche volta soltanto, ma sempre.
Quando si lotta per fare qualcosa cui si attribuisce molta importanza, bisogna circondarsi di persone che inequivocabilmente sostengono il nostro lavoro. E’ nel contempo una trappola e un veleno avere cosiddetti amici che hanno le nostre stesse ferite ma non il desiderio vero di guarirle. Amici siffatti ci spingono ad agire al di fuori dei nostri cicli naturali, al di fuori dell’armonia con i nostri desideri-anima.
Una Donna-Fera non può permettersi di essere ingenua. Tornando alla vita innata, deve considerare gli eccessi con occhio critico ed essere consapevole di quanto costano all’anima, alla psiche, all’istinto. Come i lupetti, memorizziamo le trappole, il modo in cui sono fatte e vengono messe. Ecco come rimanere libere.
Comunque, gli istinti non si ritirano senza lasciare echi e tracce da seguire per recuperarli. Se anche una donna è trattenuta nel pugno di velluto della proprietà e della critica, è a un passo dalla distruzione per i suoi eccessi o ha appena cominciato a buttarvisi, può sentire i sussurri della Dea selvaggia che ha nel sangue….
Per raddrizzare il tutto, resuscitiamo la natura selvaggia, continuiamo a resuscitarla ogni volta che la bilancia pende troppo in una o nell’altra direzione. Sapremo quando c’è motivo di preoccupazione, perchè in genere l’equilibrio rende più ricca la nostra esistenza e lo squilibrio la immeschinisce.
Una delle cose più importanti da fare è comprendere la vita come un corpo vivente in sé, con il suo respiro, con il suo rigenerarsi delle cellule, con i suoi rifiuti. Sarebbe sciocco aspettarsi che il nostro organismo produca rifiuti soltanto una volta ogni cinque anni. E sarebbe insensato pensare di non aver fame oggi perchè abbiamo mangiato ieri. E’ altrettanto fatuo pensare che un problema, una volta risolto, sarà sempre risolto e che, avendo appreso, saremo per sempre consapevoli. La vita è un grande corpo che cresce e rimpicciolisce in zone diverse, a ritmi diversi. Quando siamo come il corpo e facciamo l’opera della nuova crescita, procediamo a stento attraverso la mierda, respirando o riposando, siamo molto vive, siamo nei cicli della Donna Selvaggia. Se riuscissimo a comprendere che il lavoro consiste nel continuare a farlo, saremmo molto più determinate e pacificate.
Per trattenere la gioia, talvolta ci tocca lottare, farci forza e scagliarci a testa bassa, dare battaglia nei modi che consideriamo più astuti. Per preparare l’assedio, forse dovremo rinunciare a molti comfort. Dovremo fare a meno per lunghi periodi di moltissime cose, quasi di tutto, ma non della nostra gioia…fatta a mano…
Il vero miracolo dell’individuazione e della rivendicazione della Donna Selvaggia è che tutte noi avviamo il processo prima di essere pronte, prima di essere sufficientemente forti, prima di saperne abbastanza; iniziamo un dialogo con pensieri e sensazioni che tintinnano e tuonano dentro di noi. Rispondiamo prima di sapere come parlare quella lingua, prima di conoscere tutte le risposte e prima di sapere con chi esattamente stiamo parlando.
Ma, come mamma lupa insegna ai cuccioli a cacciare e a stare accorti, questo è il modo in cui la Donna Selvaggia zampilla attraverso le nostre persone. Cominciamo a parlare con la sua voce, ad assumere la sua visione e i suoi valori. Ci insegna a inviare il messaggio del nostro ritorno a quelli che sono come noi….
“Colui che non sa ululare, non troverà la sua muta” (Charles Simic)
Se rivolete la Donna Selvaggia, rifiutate di farvi catturare. Con istinti affilati per l’equilibrio, saltate dove vi pare, ululate a volontà, prendete quanto c’è, scoprite tutto quel che lo riguarda, lasciate che i vostri occhi mostrino i vostri sentimenti, osservate ogni cosa, vedete tutto ciò che vi è possibile vedere. Ballate con le scarpette rosse, ma assicuratevi che siano quelle che avete fatto voi a mano. A ognuna di voi posso promettere che diventerà una donna vitale”

Donne che corrono coi lupi – C.P.Estes