Rondini e… meditazione

“…Cosa cambia se scompare la rondine? Da quando il mondo esiste, le specie scompaiono in continuazione!…. Ci sono problemi ben più gravi di ci occuparsi che non le rondinelle!….
In realtà, il problema delle rondini non è che la punta di un iceberg: sotto, c’è una realtà estesa e minacciosa che si chiama “sfruttamento irrazionale e folle dell’equilibrio della terra”. E qui c’entrano, naturalmente, cose molto più grandi delle rondini, c’entrano l’economia e la politica, l’abuso arrogante e lo spreco delle risorse dei Paesi ricchi e la miseria sempre più esasperata dei Paesi poveri. Credo che in questo momento si ponga con molta urgenza, soprattutto per le persone che credono in determinati valori, il problema della scelta degli stili di vita. Ogni giorno, con i nostri comportamenti, anche i più semplici, noi possiamo contribuire a degradare la terra, oppure a innescare il processo contrario. Il creato ci è stato affidato e noi siamo stati affidati al creato, non siamo padroni, come per molto tempo si è voluto credere, ma ospiti, e come ospiti dobbiamo osservare le leggi del rispetto e della convivenza, le leggi della tutela e dell’amore. E la caratteristica dell’amore è proprio quella di non distinguere e non dividere, di non porre gerarchie nell’offrirsi.
“Non puoi toccare un fiore senza disturbare una stella”, ha scritto il filosofo Gregory Bateson. Mai come adesso è stato importante decidere se stare con la vita o contro la vita, se stare con la follia distruttiva dell’egoismo umano o con “sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa”, come ha scritto san Francesco….

Non vedo l’ora che l’uomo torni ad essere un umile giardiniere, che conosca l’arte della semina e il tempo del raccolto, l’amore per ciò che nasce e vive e per ciò che muore. Un essere umano che cammini sopra una terra nuova e sotto un nuovo cielo….

Cos’è la meditazione? Come si pratica? Mi hanno chiesto più di una volta degli amici, incuriositi. Le mie risposte spesso li lasciavano delusi. Si aspettavano forse delle formule o dei riti complessi, non l’apparente semplicità di una disposizione d’animo. In questi tempi così confusi e contraddittori, c’è un grande bisogno di avvicinarsi alla parte più vera e profonda di sé, ma spesso manca la capacità di orientarsi, di capire qual è la strada giusta da intraprendere. Prosperano i maestri e sedicenti tali, gli esperti di felicità terrene e ultraterrene, i corsi e gli stage che promettono l’acquisizione di tutti i poteri possibili e immaginabili: dal tocco guaritore ai viaggi extracorporali. C’è qualcosa di incredibilmente infantile in tutto questo, non trovi?
La via interiore non è più un cammino, qualcosa da affrontare giorno dopo giorno con la lucidità di mente e di cuore dell’età adulta, ma è diventata una polverina magica che, a pagamento, ci viene riversata addosso da qualcuno che si è autonominato “maestro”. Si paga, si attende e il risultato di sicuro arriverà. Quanto è lontano tutto questo dalla mia idea di meditazione! Si può meditare preparando il caffè, lavando i piatti, facendo la spesa al supermercato, oppure correndo, come faccio io tutte le sere.
Meditare è, a un tempo, facilissimo e difficilissimo. Si possono usare decine di formule e tecniche diverse, senza giungere da nessuna parte, come non usarne nessuna e viverla pienamente. La meditazione è, prima di ogni altra cosa, uno stato di “presenza” e non –come si tenta di far credere- di astrazione. Meditare vuol dire essere presenti a se stessi, alla vita e alle persone che ci stanno intorno, presenti al mistero che ci accomuna. Molto spesso, infatti, crediamo di esserlo ma non lo siamo, viviamo in mezzo agli altri chiusi nel nostro isolamento sensoriale come un palombaro nel suo scafandro.
Viviamo prigionieri delle nostre idee sulla realtà, non nella realtà. Tutti i nostri sensi –l’udito, il tatto, la vista- sono letteralmente anestetizzati dal girotondo delle idee.
Pensiamo incessantemente a quello che deve essere e a quello che non deve essere, a quello che è stato e a quello che sarà. Nella nostra testa, insomma, c’è una continua ressa di ricordi, ipotesi, giudizi, speranze che ci impediscono di vivere nel presente. Eppure il tempo della vita – l’unico tempo davvero reale – è il presente. Dedicarsi alla meditazione vuol dire, prima di ogni altra cosa, imparare di nuovo a vedere, imparare di nuovo ad ascoltare. Soltanto quando avremo intrapreso questo cammino di rieducazione, capiremo quanto poco avevamo visto fino ad allora e quanto poco avevamo sentito. Così, pian piano, la nostra vita diventerà sempre più ricca. Ricca non di miracoli o di viaggi extrasensoriali, ma di attenzioni date e di attenzioni ricevute. Non ci saranno più l’ansia e la noia, ma il senso di essere creature agenti in un universo la cui realtà prima è quella dell’Amore…”

da “Cara Mathilda” di Susanna Tamaro