Corde tese, corde allentate…

“Accadde che un principe di bellezza squisita – il suo nome era Shrona – ascoltasse il Buddha per la prima volta. Il Buddha stava visitando la capitale del regno di quel giovane, che, ascoltandolo, chiese immediatamente di essere iniziato. Quel principe era un famosissimo suonatore di sitar ed era anche conosciuto per la sua vita fastosa: viveva nel lusso sfrenato.
Addirittura si diceva che, quando salita le scale, al posto del corrimano venivano disposte sui gradini splendide donne nude; in questo modo lui si appoggiava alle loro spalle. Era abituato a dormire tutto il giorno, a causa dei postumi frutto di notti di bagordi: l’intera notte trascorreva in festini, a bere e mangiare, tra musiche e danze; non c’era tempo per dormire!
Tutto questo era noto alla gente. Il Buddha non aveva mai esitato a dare l’iniziazione a qualcuno, prima di allora; quella volta esitò. Disse “Shrona, so tutto di te; vorrei che ci ripensassi, pondera la cosa. Starò in questa capitale per i quattro mesi della stagione delle piogge”.
Per quattro mesi, durante la stagione delle piogge, il Buddha non peregrinava, anche i suoi sannyasin si fermavano. Per otto mesi all’anno vagabondavano continuamente, condividendo le loro esperienze di meditazione e di stati di consapevolezza superiori. Ma venticinque secoli fa esistevano solo strade sterrate e il Buddha non permetteva ai suoi discepoli di avere alcun possesso, neppure un ombrello o un paio di scarpe, e ciascuno aveva solo tre pezzi di stoffa… uno in caso di emergenze e due per potersi cambiare ogni giorno, dopo aver fatto il bagno; ma non più di questo. Durante la stagione delle piogge, quando pioveva ininterrottamente, era impossibile mantenere asciutte quelle tre stoffe, e camminare nel fango sotto la pioggia costante avrebbe fatto ammalare molte persone. Per quel motivo aveva stabilito che in quei quattro mesi ci si fermasse da qualche parte: per otto mesi i sannyasin dovevano andare da ogni persona assetata, in quei quattro mesi erano gli altri che potevano andare da loro.
Per cui disse: “Shrona, non ce’è fretta”
Ma Shrona replicò: “Quando decido, non ci ripenso mai. Devi darmi l’iniziazione, adesso”.
Di nuovo il Buddha cercò di persuaderlo : “Non c’è alcun male a ripensarci, visto che hai vissuto una vita così immersa nel lusso. Non hai mai camminato per strada, hai sempre girato su cocchi dorati. Non sei mai uscito dai tuoi palazzi sontuosi e dai tuoi giardini. Hai sempre vissuto circondato da donne bellissime, da musici e danzatori rinomati; diventando un sannyasin tutto questo non sarà più possibile” E concluse “Non sarà facile. E non voglio che qualcuno ritorni nel mondo, perché gli farebbe perdere la stima di sé. Per questo ti dico di ponderare…”
Shrona ribattè: “Ci ho pensato e ripensato e ancora voglio ricevere l’iniziazione, adesso. Più mi dici di ripensarci, più mi sento determinato e irremovibile”.
Il Buddha dovette cedere e iniziarlo, e dal secondo giorno iniziarono i guai; ma non quelli che ci si aspettava. Guai che forse il Buddha si aspettava.
Mentre tutti i monaci avevano tre pezzi di stoffa, Shrona iniziò a vivere nudo: da un estremo all’altro. Mentre tutti i bhikkhu buddhisti camminavano sulla strada, Shrona camminava sempre sui lati, tra i rovi. Mentre tutti gli altri monaci si riposavano all’ombra degli alberi, Shrona se ne stava sempre in piedi sotto il sole cocente di mezzodì. In sei mesi quel bellissimo principe, nello splendore della giovinezza, divenne praticamente un vecchio scheletrico, arrostito dal sole; nessuno potè più riconoscere in lui il grande principe, famoso per la sua vita fastosa: i suoi piedi sanguinavano, il corpo si era rattrappito.
Una notte, il Buddha si avvicinò all’albero sotto il quale Shrona stava dormendo; fu una rarissima occasione in cui il Buddha andò da un sannyasin, nel cuore della notte, per ragioni particolari. Non ne esistono altre, quanto meno in nessuna scrittura buddhista: questo è l’unico episodio.
Svegliò Shrona e gli pose una strana domanda: “Ho sentito dire che, quando eri un principe, eri anche un famoso suonatore di sitar nel tuo Paese. E’ vero?”
Shrona rispose: “Avresti potuto chiedermelo in qualsiasi momento, non vedo perché farlo nel cuore della notte”.
Il Buddha disse: “ Sii paziente e ne vedrai il motivo”
Shrona disse: “Si, è vero”. E il Buddha: “Ebbene, questa è la seconda domanda: se le corde del sitar sono troppo tese, ne potrai trarre della musica?”
Shrona rispose: “Certamente no. Se sono troppo tese, si spezzeranno”
Il Buddha riprese: “Se sono troppo allentate, ne ricaverai della musica?”
Shrona rispose: “Fai delle domande strane nel cuore della notte. Se le corde sono troppo allentate, non si può trarne alcuna musica: occorre una particolare tensione. In realtà, suonare il sitar è semplice; la vera abilità consiste nel tenere le corde esattamente nel mezzo: né troppo tese né troppo allentate”
Il Buddha disse: “Ecco il punto che volevo farti comprendere. Anche la vita è uno strumento musicale: troppo tesa, e non c’è alcuna musica; troppo allentata, e non c’è musica. Le corde della vita devono essere esattamente nel mezzo, né troppo tese né troppo allentate; solo in quel caso esiste musica. E solo un Maestro sa come tenerle nel mezzo. Poiché sei stato un maestro di sitar vorrei che diventassi anche un Maestro di vita: non spostarti da un estremo all’altro, dal lusso all’austerità, dal piacere all’autotortura. Cerca di essere esattamente nel mezzo”…
Cerca sempre la via di mezzo e avrai trovato il sentiero della meditazione e la via che conduce alla liberazione…”

da “Buddha, la vita e gli insegnamenti” Osho